Domenica 27 maggio, ore 13:00 e ore 22:00 | Sala Varcasia

Attorno a un tavolo – piccoli fallimenti senza importanza (70’) prima nazionale
* prenotazione obbligatoria – max 30 spettatori

 

di Paola Berselli e Stefano Pasquini
regia Stefano Pasquini
con Paola Berselli, Maurizio Ferraresi e Stefano Pasquini
audio e luci Massimo Nardinocchi
scenografia e costumi Teatro delle Ariette
segreteria organizzativa Irene Bartolini
ufficio stampa e comunicazione Raffaella Ilari
produzione Teatro delle Ariette 2018

 

Uno spazio scenico condiviso: una Cucina. Un grande tavolo al centro. Attorno ci sono tavoli da lavoro, forno, pentole, fornelli, taglieri e mattarelli. Paola, Stefano e Maurizio accolgono gli spettatori, li fanno accomodare attorno al tavolo e apparecchiano. ‹‹Per noi è sempre molto bello invitare gli amici a pranzo o a cena, però non è facile. Ci sono sempre troppe cose da fare, il tempo manca…››, dice Stefano. Così comincia la cena (o il pranzo) e i tre attori, servendo acqua e vino, focacce, formaggio, verdure e tagliatelle, raccontano storie di vita (di teatro, di agricoltura, di paura di volare, di amici e di cinghiali), esperienze personali, piccoli fallimenti apparentemente senza importanza, inquietudini che attraversano il nostro presente. Lo fanno con leggerezza, senza drammatizzare, piuttosto con la voglia di giocare. Nella Cucina-Teatro delle Ariette tentano di creare, per il tempo effimero dello spettacolo, una comunità provvisoria, forse ancora possibile. Il Teatro delle Ariette ha compiuto da poco vent’anni raccontati nel libro “Teatro delle Ariette. La vita attorno a un tavolo”. Uno dei loro spettacoli più noti “Teatro da mangiare?” ha realizzato ben 1000 repliche. L’8 aprile 2017 il Deposito Attrezzi, costruito diciotto anni fa in mezzo ai campi delle Ariette, è diventato ufficialmente un teatro. In questi vent’anni la Compagnia ha cercato un dialogo serrato con il teatro, tenendosi ai margini, in equilibrio su quella linea di confine che separa il teatro dalla vita, lottando con la “forma spettacolo”, tentando di superarla, trasformando la vita nella prova infinita di uno spettacolo inimmaginabile.

 

‹‹Ci siamo persi e ritrovati. Oggi, attorno a un tavolo, il mondo ci è venuto incontro. E ci ha portati in un posto senza tempo né luogo. Adesso bisogna ricominciare da zero. Con la promessa di non celebrare, di non mentire. Con la voglia, lo spirito di vita dei bambini. In 20 anni si imparano tante cose. Si fa esperienza, ci si confronta con la forma del linguaggio che si utilizza. Più il tempo passa, più ti accorgi che quello che ti interessa veramente è qualcosa di profondo, di semplice, di vero. Ricominciare da zero significa pulire il proprio pensiero e la propria azione dalle incrostazioni del tempo e ritrovare la purezza, la necessità e la forza del vero motivo per cui facciamo teatro, che è la voglia di condividere domande. Così ci siamo confrontati con la stessa forma che abbiamo scoperto e praticato in Teatro da mangiare?, cioè abbiamo trasformato la nostra Cucina in un Teatro, o il nostro Teatro in una Cucina. Da allora a oggi è cambiata la società, il mondo, noi, gli spettatori. Tutto si è trasformato. Nella vita quotidiana è sempre più difficile trovarsi attorno a un tavolo. Ma la forza empatica ed evocativa dello stare attorno a un tavolo in teatro mette attori e spettatori in una condizione unica e speciale. Il teatro ci permette di evocare, di costruire e vivere quello che nella vita quotidiana sta scomparendo. Continuiamo a chiedere al teatro la forza, la bellezza di essere, nel momento del suo farsi, una espressione della comunità. Più la vita ci relega in una posizione voyeuristica di consumatori, più il teatro corre il rischio di diventare oggetto di consumo, merce. Ma noi continuiamo a cercare la magia dell’incontro vero e vivo, del rito partecipato e condiviso. Potremmo intitolare i nostri spettacoli con delle date invece che con delle parole, come se continuassimo a scrivere, a ogni spettacolo, il diario della nostra vita. Non ci muoviamo per temi, ma per tempi. Quello che succede a noi e nel mondo in un dato periodo è la materia con cui ci confrontiamo. Così oggi, parlare di piccoli fallimenti significa riflettere sulle occasioni in cui ci siamo scontrati con le leggi che governano il mondo e abbiamo perso. Queste sconfitte non hanno cambiato la nostra anima: continuiamo a vivere e ad agire secondo le nostre convinzioni e, dopo il disorientamento dei primi fallimenti, abbiamo imparato a perdere. Forse per questo siamo diventati invincibili. Per il mondo i nostri fallimenti sono irrilevanti. Bene, lo sono anche per noi, perché continuiamo comunque a vivere, a lottare, a piangere e a ridere, a fare teatro, a coltivare la terra, a fare il pane e le tagliatelle, a invitare gli amici e a chiamare le persone che vanno a teatro spettatori e non pubblico››.

 

IL TEATRO DELLE ARIETTE.  Associazione culturale che produce, studia, organizza e promuove teatro, è nata nel 1996 grazie a Paola Berselli, Stefano Pasquini e Maurizio Ferraresi. Nel 2000 al festival Volterrateatro debutta con Teatro da mangiare? Il nome della compagnia è stato ereditato dal podere dove ha sede: Le Ariette (Castello di Serravalle, ora Valsamoggia, in provincia di Bologna). Nel 1997 la compagnia crea e realizza a Castello di Serravalle il progetto A Teatro Nelle Case che negli anni successivi si allarga ai Comuni di Bazzano e Monteveglio. Nell’estate del 1999, in mezzo ai campi delle Ariette, la compagnia costruisce, in totale autogestione e autofinanziamento, il Deposito Attrezzi, un edificio rurale per il teatro. Dal 2001 diventa compagnia teatrale professionista. Dal 2003 le attività dell’Associazione sono riconosciute e sostenute dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Provincia di Bologna nel quadro della L. 13. Dal 2010 conduce le attività del Laboratorio Permanente di Pratica Teatrale. Dal 2015 cura la realizzazione del Progetto Territori Da Cucire. Nel 2017 il Deposito Attrezzi diventa ufficialmente un teatro.

 

On a shared scene, around a wide table, three actors are preparing dinner: they tell stories, talking about irrelevant failures and concerns of our present. They do it with a smile, no dramas. In this play, autobiographic themes regarding the connection between men and raw materials return, questioning their past and future, searching for a deep communion among actors and audience. Teatro delle Ariette turns 20.  Their most renowned show Teatro da mangiare? – starred in Primavera dei Teatri on 2001 – It has already encored 1000 performances. On 2017, the Deposito Attrezzi, built by the company seventeen years ago in the middle of the Ariettes’ fields, It has become officially a theatre. During 20 years they have searched for a borderline which separates theatre from life. They tried to turn their life into an endless performance. Today, around a table, the world meets the actors, taking them to a timeless limbo. Now we have to start over. With a promise of not celebrating, nor lying. With the will to live of children.

 

IL TEATRO DELLE ARIETTE is a Cultural Association – born in 1996 thanks to Paola Berselli, Stefano Pasquini and Maurizio Ferraresi, – who produces, studies, organises and promotes theatre. On the 2000 it has its debut at the Volterrateatro Festival with Teatro da mangiare? The company takes its name from the small farm where It’s located: le Ariette (Serravalle Manor, now Valsamoggia in the district of Bologna). In 1997 at Seravalle Manor, the company produces the project A Teatro Nelle Case which spreads, in the next years, to Bazzano and Monteveglio. During the summer of 1999, in the middle of the Ariette’s fields, the company builds the Deposito Attrezzi, a rural building for the theatre. From 2001 they become a professional theatrical company. From 2003 their work is recognised and supported by the Region of Emilia Romagna and the district of Bologna. From 2015 the company curates Territori Da Cucire project. On 2017 the Deposito Attrezzi becomes officially a theatre.

 

Event Detail

27 maggio 2018 13:00
27 maggio 2018 14:20
Sala Varcasia